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L'intervento chirurgico

Oggi la terapia chirurgica delle varici si è notevolmente perfezionata rispetto a quella praticata in passato. Prima l’intervento richiedeva un ricovero di molti giorni, un’anestesia generale o lombare e questo poteva non essere ben accetto dai pazienti. Oggi è possibile effettuare l’intervento in anestesia locale (ottenuta con una iniezione nella coscia), potendo mangiare già al momento del ritorno in camera dopo l’intervento e riprendendo a camminare solo dopo poche ore dall’intervento. La dimissione avviene in genere la sera stessa dell’intervento. Nei giorni successivi il Paziente dovrà camminare il più possibile, potrà fare le scale e, se si sentirà in grado di farlo, potrà tornare al lavoro anche il giorno seguente (anche se con le necessarie precauzioni). L’operazione consiste nella rimozione (stripping) delle sole vene malate, cercando di risparmiare il più possibile le vene sane. In genere sono necessarie solo due incisioni alle quali si associano dei piccoli buchi (di circa 1mm) dai quali si asportano le varici collaterali. Di norma non vengono utilizzati i punti di sutura, ma solo dei cerotti o una speciale colla che si dissolve in poco tempo.

Il trattamento con laser o con radiofrequenza della safena 

Negli ultimi anni hanno conosciuto una certa fortuna certi trattamenti “più tecnologici” della vena safena. Si tratta di interventi chirurgici (perché in pratica si tratta sempre di questo) nei quali viene inserita nell’arto una speciale sonda che riscalda intensamente la vena in modo da occluderla. Il trattamento viene effettuato in anestesia e in sala operatoria. A questo si associa in genere un intervento di flebectomia, cioè l’asportazione delle vene collaterali mediante delle piccole incisioni. Malgrado sia possibile ottenere dei buoni risultati, bisogna sottolineare che questi trattamenti non sono altro che degli interventi chirurgici un po’ più tecnologici, nei quali la safena viene “bruciata” invece che rimossa.

 

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